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	<title>Carlo Donati Studio &#187; design</title>
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		<title>L’Odissea minimal di Bob Wilson</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Dec 2013 08:02:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Torno dal Piccolo Teatro di Milano dove ho visto l’Odyssey di Bob Wilson e come sempre rimango incantato dalla magia della messa in scena, la rarefazione, la limpidezza delle immagini, ma soprattutto dall’uso magistrale della luce. La luce definisce le]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<input class="jpibfi" type="hidden" ><p>Torno dal Piccolo Teatro di Milano dove ho visto l’Odyssey di Bob Wilson e come sempre rimango incantato dalla magia della messa in scena, la rarefazione, la limpidezza delle immagini, ma soprattutto dall’uso magistrale della luce.</p>
<p>La luce definisce le forme quasi scolpendole nello spazio, sui fondali tersi si stagliano attori e oggetti ripuliti da ogni interferenza, netti, senza ombre.</p>
<p>Quella di Wilson è un’operazione sofisticata che produce sempre un risultato per così dire semplificato, ripulito dal non necessario.</p>
<p>Nella sua Odissea Wilson dice di aver voluto trasformare un’opera letteraria pesante in una narrazione leggera in cui rappresentare la luce blu e radiosa</p>
<p>che si porta ancora dentro dal primo viaggio ad Atene.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il mio primo incontro con Wilson è stato a Copenhagen nel 2000 dove rappresentava il Woyzeck con musiche di Tom Waits.</p>
<p>Restai folgorato dalla stupefacente rilettura dell’espressionismo tedesco, dai riferimenti alle figure di Kirchner e del movimento “Il Cavaliere Azzurro” con le loro tonalità calde e violente. Dagli abiti di scena dai tratti appuntiti e spigolosi che a me ricordavano anche i costumi futuristi di Balla e Depero.</p>
<p>Sui fondali delle scene inclinate,  proiezioni a trame geometriche sghembe e grafiche di grandi segnali, come a rappresentare il disorientamento dell’uomo. Nelle scene di Wilson gli attori sul palco si muovono con movimenti meccanici, come oggetti, diventando elementi astratti della scena con i loro volti bianchi illuminati da colori accesi.</p>
<p>Eppure un contesto di grande rigore e pulizia formale.</p>
<p>La sua poetica minimalista, in cui oggetti e attori sono considerati in modo paritetico, fa riferimento alle luci di Dan Flavin, alle installazioni di Donald Judd,</p>
<p>e per Wilson anche alle architetture di Louis Kahn e alla luce di Rembrandt.</p>
<p>Alla fine il minimalismo è l’ottenimento del massimo effetto spaziale ed emozionale con il minimo degli elementi architettonici.</p>
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